LA PERONOSPORA NELL’ORTO: RICONOSCERLA E PREVENIRLA

La pernospora, riconoscerla e prevenirla

La peronospora è la malattia fungina più frequente tra le piante dell’orto, del giardino e del frutteto. Per alcune come il pomodoro, la patata, la vite e la rosa è assolutamente la malattia principale e la più pericolosa. Dopo molti tentativi di contrasto, nel 1885 venne messa a punto la poltiglia bordolese, cioè solfato di rame addizionato con calce spenta. Però anche questo rimedio, usato universalmente, ha solo effetto preventivo: occorre assolutamente evitare che la malattia aggredisca le piante

La peronospora è un fungo che nei mesi invernali si trova sui residui vegetali morti del terreno, sotto forma di corpi sferici microscopici detti oospore. In primavera, quando la temperatura si alza, le oospore producono gli zoosporagi che vengono trasportati dalle correnti d’aria e liberano, a contatto delle piante, le spore del fungo. queste si fissano sulla pianta dando inizio all’infezione, che si manifesta con la comparsa di macchie dall’apparenza oleosa e muffe bianco-grigie.
Peronospora su8 foglie di pomodoro
 

Per tutto il periodo primaverile ed estivo le infezioni si ripetono specialmente in successione alle piogge e alle rugiade. Infatti, le spore della peronospora sono munite di ciglia, cioè sono capaci di “nuotare” e muoversi nell’acqua e nell’umidità in genere. Le spore, quando si posano sulla superficie dei vegetali e vi trovano il rame, non sono più in grado di germinare. Però la distribuzione del rame va fatta prima perché se le spore sono già entrate nei tessuti della pianta, il rame non ha effetto.

 

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Peronospora su frutti di pomodoro
 
Un ulteriore elemento va considerato, cioè il fatto che il rame viene dilavato dalle piogge. Quindi ogni pioggia (o irrigazione a pioggia) seguente al trattamento a base di rame, espone nuovamente la pianta all’infezione. Anche la rugiada mattutina ha un effetto dilavante, anche se più ridotto. Di conseguenza i trattamenti devono essere ripetuti periodicamente, specie dopo le piogge.
Peronospora sul margine superiore (sinistra) e inferiore di una foglia di vite
 

Il rame resta la sostanza più affidabile nel contrasto della peronospora. Negli anni 50 sono stati realizzati altri prodotti basati su principi attivi come il zineb, il propineb, il mancozeb, ma successivamente fu comunque necessario addizionarli con sali di rame per contrastare effetti collaterali negativi come per esempio le maggiori infezioni di altre  muffe come l’oidio.

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L’antica abitudine di coltivare un orto sta tornando di grande attualità. Dopo qualche decennio trascorso nella illusione di un consumismo facile senza prezzi da pagare, ci stiamo accorgendo che alcuni prezzi ci sono: la rinuncia alla genuinità dei cibi e una totale subordinazione a un sistema produttivo di cui non si conoscono i meccanismi. L’orto come lo si intende oggi non è solo una piccola fonte di reddito, ma soprattutto una nuova filosofia di vita, un metodo sano per recuperare il giusto rapporto con la natura, con la terra e con il cielo. Purtroppo, molte conoscenze sono andate perse, e oggi non esistono scuole né insegnanti in grado di trasferire cognizioni non accademiche, ma pratiche, a chi vuole incominciare.
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Negli anni 70 e 80 sono stati introdotti dei prodotti antiperonospora detti sistemici, cioè capaci di agire non solo sulla superficie della foglia ma all’interno della pianta, anche un paio di giorni dopo che le spore erano penetrate nei tessuti. L’aspetto negativo è quello tipico degli antibiotici, cioè l’insorgenza di ceppi resistenti, rendendo necessaria l’introduzione di sempre nuove formule.

Peronospora su rosa
 

Nella coltivazione delle piccole superfici di un orto biologico vanno evitati tutti i prodotti di sintesi, e specialmente quelli sistemici che, penetrando nei tessuti, finiscono anche nell’organismo di chi se ne ciba.

La soluzione migliore è quella di continuare ad utilizzare la vecchia, tradizionale poltiglia bordolese, cioè il solfato di rame addizionato con calce spenta.

Questa si trova normalmente in commercio sia sotto la dizione “Poltiglia bordolese” sia “Solfato di rame e calce idrata”. La confezione contiene solitamente due buste, una con il rame e l’altra con la calce.

Peronospora sulla parte superiore di una foglia di vite
 

Preparazione della poltiglia bordolese

Occorre rispettare rigorosamente le dosi consigliate, perché la calce serve a neutralizzare l’azione tossica del rame sulla pianta: quindi dosi sbagliate possono danneggiare le colture.

Poiché le dosi sono spesso indicate “per ettolitro”, mentre nel nostro orto ci basteranno pochi litri per completare un trattamento, è opportuno dotarsi di un bilancino di precisione per calcolare esattamente le dosi. Una volta preparato il prodotto andrebbe distribuito entro poche ore, evitando di conservarlo.

Tenere conto che dovete sciogliere prima il rame e poi la calce singolarmente.

 

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Peronospora sulla parte inferiore di una foglia di vite
 

Difesa indiretta

La malattia si contrasta anzitutto coltivando piante resistenti, che vanno messe a dimora giustamente distanziate per favorire la ventilazione specialmente nelle parti basse. I pomodori vanno coltivasti su file distanti 70-80 cm mettendo le piante a 40 cm sulla fila. Tutte le foglie nella parte bassa della pianta, sottostanti il primo palco produttivo, possono essere eliminate specialmente se toccano terra. Non innaffiate mai “a spruzzo” o “a pioggia” ma sempre a scorrimento. Inoltre le piante di pomodoro vanno sfoltite eliminando tutti i parte dei getti laterali.  Evitate le concimazioni troppo azotate che favoriscono solo lo sviluppo di foglie a scapito della fruttificazione.

Grappolo con inizio di peronospora
Grappolo con stadio di peronospora più avanzato
Grappolo distrutto dalla peronospora
 


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LA PERONOSPORA NELL’ORTO: RICONOSCERLA E PREVENIRLAultima modifica: 2012-12-15T15:35:00+01:00da coltivarelorto
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