10 dicembre 2011

Compostaggio con i resti dei pomodori

Il compostaggio è una tecnica che consente di reimpiegare vantaggiosamente tutti gli scarti dell’orto, e molti scarti della cucina. Consiste nel trattare quelli che altrimenti sarebbero rifiuti in modo da ricavarne, appunto, un materiale utilissimo per la fertilità dell’orto, detto “compost”

Il processo che trasforma rifiuti in materiale fertilizzante, detto compostaggio, si basa sulla fermentazione del suddetto materiale: posto in un contenitore particolare e trattato con pochi semplici accorgimenti il materiale non deve marcire, bensì deve fermentare sviluppando calore trasformandosi in un composto all’apparenza nero-scuro e soffice. Per ottenere questo risultato il mucchio del compost dovrà essere mantenuto umido, né troppo asciutto né troppo bagnato. Dovrà essere periodicamente mosso, ed il contenitore dovrà avere dei fori che ne consentano l’arieggiamento. Tutti i rifiuti dell’orto possono essere messi nel mucchio del compost,  salvo i resti di piante ammalate (per esempio le foglie di zucchini coperte di muffa bianca) e le piante infestanti che hanno già sviluppato i semi.

La compostiera della foto è stata costruita artigianalmente in un angolo dell'orto.
 

Peraltro, se il compostaggio avviene correttamente il calore sviluppato nel mucchio dovrebbe avere un effetto sterilizzante, anche se non sempre può essere sufficiente. Per quanto riguarda gli scarti di cucina si possono aggiungere gli scarti della frutta e della verdura, le bucce di uova, i fondi di caffè, evitando i materiali che imputridiscono con fatica come per esempio ossa e carne che si trasformano in compost con difficoltà. Per questi ultimi materiali, essendo molto lento il processo di trasformazione, si corre il rischio che generino muffe o funghi nocivi per tutto il mucchio, quando il calore della fermentazione si sarà attenuato. Consigliatissimi gli apporti di cenere derivante dalla combustione di legna da ardere, gli sfalci del prato possono essere aggiunti miscelandoli con terra o altro materiale perché se mantenuti in mucchi compatti faticano a fermentare al centro.

Un’altra prerogativa del compost è quella di rendere il terreno più soffice e permeabile alle radici, e di favorire perciò lo sviluppo di humus. Quindi è particolarmente adatto a rendere qualsiasi terreno più fertile e coltivabile, in particolare quelli troppo argillosi o quelli troppo sabbiosi.

Tutti i resti della coltivazione dei pomodori possono essere aggiunti al mucchio del compost. Eliminare però le piante ammalate di oidio o peronospora.
In proposito, sarà molto utile aggiungere periodicamente al mucchio dello zolfo bagnabile (o zolfo ramato) per evitare la formazione di muffe.
 

Tutti i resti della lavorazione dei pomodori possono essere usati vantaggiosamente aggiungendoli al mucchio del compost.

Le piante eliminate al termine del ciclo produttivo presentano steli non legnosi, quindi non è neppure necessario spezzettarle come è consigliabile fare con gli steli dei peperoni o delle melanzane. Mettete direttamente sul mucchio le piante estirpate, con tutta la radice e la terra che ancora aderisce alla radice.  Così pure potete spargere sul mucchio del compost le bucce di pomodori derivanti dalla produzione di conserve o pelati.

L'ortica è un elemento che arricchisce fortemente il compost per il suo effetto fertilizzante.
 

Mentre il mucchio del compost cresce ricordatevi sempre di spolverare un po’ di terra ogni tanto, per mantenere coperto il materiale e favorirne la fermentazione. Se credete potete migliorare il prodotto finale aggiungendo ogni tanto qualche manciata di stallatico pellettato. Come già detto anche la cenere, che è ricchissima di potassa, renderà molto più ricco il prodotto finale. Un altro elemento preziosissimo sono le erbe derivanti dalla pulizia delle aiuole, ed in particolare l’ortica. Anche gli avanzi dei macerati possono essere aggiunti al compost

Quando il contenitore vi sembra pieno, innaffiate e dopo qualche giorno vedrete che il colmo è calato di qualche decina di centimetri per assestamento naturale. Potete anche batterlo con il fondo di un  vaso pieno di terra. Pressando il mucchio di compost si favorisce la sua fermentazione. Continuate ad aggiunger materiale finché vedrete che il colmo non si abbassa più. A quel punto coprite di terra, ricordandovi di innaffiare ogni due settimane d’inverno oppure ogni settimana d’estate. Il compost matura in un anno al minimo. Potete accelerare aggiungendo al mucchio, mentre cresce, un acceleratore di compostaggio. Ricordo però che anche il compost già maturo o il terriccio da giardino, aggiunti al mucchio, funzionano da acceleratori di compostaggio. Sarà utile ricordare che la maggior parte dei terricci da giardino in commercio derivano dal compostaggio industriale della spazzatura.

Il mucchio del compost si lascia nella compostiera almeno un anno prima di utilizzarlo.

La compostiera visibile nella foto qui sopra è costruita artigianalmente con della rete metallica plastificata, rivestita all’interno con plastica nera (sacchetti di spazzatura condominiali). Su questa plastica si praticano diversi fori per favorire l’arieggiamento. Il diametro è di un metro circa. Esistono naturalmente in commercio delle compostiere di ogni grandezza. Normalmente ho nel mio orto tre di queste compostiere, che riempio a rotazione. Mentre una è piena e matura per un anno almeno, ne riempio un’altra.

 
Altri post interessanti:
Suggerimenti per il compostaggio
Seminare pomodori con l’aiuto dei dischetti di torba.
L’importanza della luce nell’orto  

Dicembre nell’orto. Tabella delle semine.  
Raccogliere i semi di pomodoro 
Cimare e sfogliare i pomodori

 


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05 settembre 2011

Il Gombo Gli introvabili semi in omaggio

Un interessante omaggio dell’autore agli acquirenti del suo libro Coltivare l’orto: i semi di un ortaggio insolito e dimenticato, che sta tornando di attualità

Continua la promozione iniziata da qualche giorno, che prevede una bustina degli introvabili semi del GOMBO in omaggio a tutti gli acquirenti del mio libro Coltivare l’orto.

Questo libro è una vera miniera di informazioni utili per tutti gli amanti dell’orto, studiato e compilato appositamente per dare risposte a chi vuole dedicarsi a questa attività. Non solo, contiene informazioni poco conosciute ed utilissime anche per chi ha già esperienza in questo campo.

Molte informazioni sul gombo sono già state pubblicate in un post precedente, qui:
Un ortaggio insolito, il Gombo

 
Il gombo produce fiori simili a quelli di ibisco, e subito dopo dei frutti allungati di forma piramidale.
 

Per avere più informazioni sul mio libro puoi visitare questo link, dal quale è anche possibile fare l’ordinazione:
Coltivare l’orto di Bruno Del Medico

Ricordo che la bustina di semi di Gombo è un OMAGGIO DELL’AUTORE, che viene allegato solo  alle copie acquistate direttamente da me: non è una promozione dell’editore, quindi non troverete i semi acquistando il libro attraverso altri circuiti commerciali (librerie tradizionali o online)

COLTIVARE L'ORTO
di Bruno Del Medico. Ediz. Lampi di Stampa
ISBN 978-88-488-1221-4
120 pag. Euro 10,00
Attenzione: la bustina di semi viene allegata solo alle copie vendute direttamente dall'autore

 

Per acquistare il libro con la bustina di semi di Gombo in omaggio CLICCA QUI

 

Il gombo può raggiungere una altezza di 2 metri ed è molto produttivo.
 
Altri post interessanti:
Settembre nell’orto. Tabella delle semine
Potare i pomodori da tavola
Orientare i filari dell’orto
Seminare l’erba per gatti
Confettura di Feijoa
Quattro italiani su dieci coltivano l'orto.


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25 giugno 2011

Innaffiare i vasi in caso di assenza

Innaffiare i vasi in caso di assenza

Può capitare, anzi certamente capita, di doversi allontanare per qualche giorno, magari solo per un week-end con la famiglia. Se succede d’inverno, poco male, il nostro orto  sul balcone può tollerare qualche giorno di mancata innaffiatura: peraltro sia per le condizioni climatiche, sia perché le piantine sono ancora piccole, non accade quasi mai che vengano innaffiate ogni giorno.
E tuttavia i mesi da giugno a settembre non ricadono in questa casistica, sia perché le piante sono grandi e necessitano di molta acqua, sia anche perché il sole implacabilmente fa lavorare le foglie, che “dragano” voracemente tutta l’umidità del vaso. Proprio in questi mesi, quando sarebbe necessario innaffiare ogni giorno e talvolta due volte al giorno, ci sentiamo più attratti da un bel fine settimana fuori casa. E se pure noi appassionati del nostro orticello ci potremmo sacrificare, non né certamente lo stesso per i nostri familiari, i quali hanno sempre guardato con sospetto le nostre “sterpaglie” e non intendono certo farsene condizionare.

Occorre perciò trovare un metodo affinché, pur assentandoci, non venga a mancare l’acqua ai nostri pomodori e insalate.

Sedano coltivato in vaso, ai piedi di una zucca.
 

I casi sono molti, e le soluzioni pure. Nel caso che il nostro orto sia grande, avremo certamente previsto un sistema automatico di innaffiatura dotato di orologio, per cui l’irrigazione avviene automaticamente ogni giorno.
Nel caso la nostra casa sia dotata di nonno o nonna o portiere o vicina compiacente, ugualmente il problema può considerarsi risolto.

In questo post, però, voglio trattare di chi ha pochi vasi, quindi non ha messo in opera sistemi automatici, né dispone di persone servizievoli.
In questo caso, sarà necessario predisporre delle misure di emergenza che possano consentire alle piante di sopravvivere tre-quattro giorni senza ricevere la razione quotidiana di acqua. Specifico bene, sono realmente misure di emergenza, non ripetibili sistematicamente per non danneggiare le piante in modo sensibile. Infatti le piante possono superere un trauma, ma non unas serie ripetuta di traumi. Dunque, ecco alcuni consigli che si possono dare a chi è costretto ad abbandonare per alcuni giorni il suo orticello sul balcone.

Le melanzane crescono benissimo in vaso
 

PENSARCI PRIMA

Questo è un punto importante: pensarci prima significa non inzeppare piante destinate a crescere molto in piccoli vasi. Il volume di terra offerto ad ogni pianta è la condizione irrinunciabile per farla resistere a qualche stress idrico saltuario.

 

DOTARE I VASI DI AMPI SOTTOVASI

Al momento di lasciare sole le piante, i sottovasi potranno essere riempiti fino all’orlo di acqua, che verrà “succhiata” dal vaso mano a mano che la terra si secca.  Metodo utile d’inverno ma d’estate, da solo, non basta.

 
Peperoncini piccanti coltivati in vasi di 18 centimetri.
 

SPOSTARE I VASI ALL’OMBRA

O meglio, ripararli dal sole diretto con una stuoia o altro supporto ombreggiante. Al ritorno si ricollocheranno nelle posizioni originali. Attenzione però, la pratica di spostare i vasi va attuata solo in casi eccezionali; le piante non gradiscono essere spostate, anzi neppure “girate”: ogni variazione al microclima provoca sospensioni e ritardi nella crescita e fruttificazione.

 

PACCIAMARE LA SUPERFICIE DEL VASO

L’acqua di disperde non solo per l’azione drenante delle radici, ma anche per dispersione dal suolo esposto. E’ utilissimo coprire la terra attorno al fusto con uno strato più alto e più inzuppato d’acqua possibile.  Usare un materiale che cederà a poco a poco la sua riserva umida; per esempio stracci, carta di giornale, cartone tagliato a pezzetti, ecc.

 

PREDISPORRE RISERVE DI ACQUA DI FORTUNA

Per esempio è possibile disporre sulla superfice del vaso una o più bottiglie di plastica, piene d’acqua e forate sul fondo. Il foro dovrà essere molto piccolo ma sufficiente a lasciar colare una goccia ogni qualche secondo. Non appoggiare il fondo della bottiglia direttamente sulla terra, ma tenerlo leggermente sollevato con due spessorini. Si tratta di un sistema di irrigazione a goccia molto artigianale ma sufficiente a dare umidità al vaso per un buon periodo.

Le zucchine in vaso vanno sempre sfogliate in basso, per evitare che il fogliame delle piante vicine si ostacoli a vicenda. E' anche opportuno sostenere le piante orizzontale con dei tutori robusti.
 

SE SI HA UNA BUONA MANUALITA’, PREDISPORRE UNA IRRIGAZIONE A GOCCIA.

Per pochi vasi è sufficiente un pezzo di tubo di plastica (per esempio, le canne per impianti elettrici) che si farà correre sopra i vasi, praticando un  minuscolo foro sopra ogni vaso.

Il tubo va poi collegato al tubo flessibile dell’acqua, o direttamente al rubinetto; l’altro lato va chiuso con  grande cura. Lasciando il rubinetto appena un poco aperto, si assicurerà una caduta lenta di gocce e quindi una umidità costante ai vasi. Questo metodo presenta un inconveniente: siccome andrà lasciato solo, dovrà essere ben fatto, cioè fissato solidamente. I suoi più grandi nemici sono i “colpi d’ariete”, cioè quegli sbuffi violenti d’aria che si verificano quando, dopo una mancanza d’acqua, questa torna improvvisamente. Tutti i collegamenti dovranno essere molto saldi per evitare sgradevoli sorprese al ritorno.

 
Cavoli cappucci in vasi da 25 centimetri.
 


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05 maggio 2011

Potare i pomodori da tavola

Potare i pomodori da tavola

Il pomodoro è una pianta che può produrre generosamente, ma ha bisogno di alcuni interventi colturali atti a ridurre la vegetazione eccessiva. Gli obiettivi sono due: favore di una fruttificazione più abbondante e favorire una maggiore circolazione di aria tra le piante, per contrastare l'insorgere di muffe come l'oidio e la peronospora. Gli interventi sono di più tipi, e vanno eseguiti in momenti diversi della crescita.

Esempio di una piantina di pomodoro da tavola, o verde da insalata, come si presenta dopo aver raggiunto senza interventi una altezza di 25-30 cm.

 

Vegetazione basale e getti ascellari. Questi due interventi vanno eseguiti più volte, da quando la piantina è alta circa 20.30 cm fino alla fine del ciclo produttivo.  In questo post illustrerò come eseguire questi due interventi, mentre i due seguenti verranno trattati con maggiore ampiezza in un prossimo post.  Essi sono la sfogliatura e la cimatura.

Sfogliatura. Questa operazione va eseguita con oculatezza, da quando si sviluppano la prime bacche. Occorre ridurre l'eccessivo volume fogliare per lasciare i pomodori esposti alla luce ed evitare eccessivi ombreggiamenti tra le piante vicine.

Cimatura. Occorre cimare la pianta quando ha sviluppato un numero congruo di corone fruttifere. Lacongruità la si valuta in base ad alcuni criteri: meno corone si lasciano, più i frutti saranno grossi e matureranno prima. Una soluzione accettabile è quella  di cimare la pianta sopra la quinta (o la sesta) corona fruttifera. Una buona scelta per avere pomodori belli è cimare sopra la quarta corona.

 

Vegetazione basale

La vegetazione basale che va senz'altro eliminata è composta da una serie di getti che si innalzano dalla base della pianta: vedi le due fìgure seguenti.

Tutti i getti basali che partono dalla base del fusto principale vanno eliminati. Stiamo parlando del pomodoro da mensa: nel caso dei pomodorini o san marzani un paio di getti basali possono essere tollerati. Occorre notare però che questo non provocherà un aumento della produzione: semplicemente i grappoli saranno meno abbondanti ed il peso o volume prodotti saranno abbastanza invariati, ma la minor circolazione d'aria faciliterà l'insorgere di malattie.

Oltre ai getti basali va eliminato il fogliame sottostante il primo palco fiorale, che rischia di toccare terra ed ammalarsi di malattie fungine varie. Le due foglie della foto sottostante vanno eliminate (vedi segni in rosso)

 

Nel caso dei pomodori a grappolo, da conserva o nel caso dei pomodorini, è possibile lasciare uno, due o fino a tre getti basali. Nel caso del pomodoro da tavola , invece, i getti basali vanno eliminati tutti, lasciando solo il fusto principale.

In ogni caso tutto il  fogliame presente fino al primo palco fiorale, sia quello sul fusto principale sia quello sui getti eventualmente risparmiati, va eliminato. Si deve evitare assolutamente che restino  sulle piante delle foglie che vanno a toccare terra: questo è il modo migliore per facilitare l'insorgere di malattie fungine. L'aria al di sotto del primo palco fiorale deve circolare liberamente, specialmente in questa zona dove l'acqua delle irrigazioni tenderà a creare un microclima umido che è micidiale per le piante.

Attenzione a non danneggiare i palchi fiorali. Eventualmente eliminare qualche foglia che li copre, per facilitare l'azione degli insetti impollinatori.

 

ELIMINAZIONE DEI GETTI ASCELLARI

La figura qui sotto (tratta dal mio libro Coltivare l'orto) illustra il modo corretto per eliminare i getti ascellari

Non staccare i getti tirandoli verso l'alto né, peggio ancora, verso il basso. Inoltre i getti non vanno tagliati con nessuno strumento, ma si eliminano con le mani, con una azione semplice del pollice e dell'indice.

Posizionare l'indice al di là del fusto, in modo che faccia resistenza mentre con il pollice si spinge LATERALMENTE il getto. Questo si staccherà senza la minima difficoltà e verrà gettato nel solco, comunque lontano dalla base della pianta per evitare che ammuffisca sul posto. Qualche getto basale troppo cresciuto, (oltre un diametro di 4-5 mm), potrebbe essere difficoltoso da staccare in questo modo, in tal caso sarà necessario tagliarlo.

Eliminare i getti ascellari spingendoli lateralmente con il pollice
 

Eliminare i getti ascellari dopo averli ben distinti e separati dai palchi fiorali.

 

Una volta individuato il getto ascellare, eliminarlo spingendo lateralmente come descritto in precedenza-

 
Il getto ascellare staccato va allontanato dalla pianta. evitando che ammuffisca alla sua base


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01 maggio 2011

Orientare i filari dell'orto

L’orientamento, un elemento indispensabile ma spesso trascurato
La luce solare è un elemento indispensabile per la crescita degli ortaggi. Infatti, una illuminazione scarsa dà luogo a piante sofferenti e improduttive. Non sempre gli orti amatoriali sono nelle condizioni migliori: li si ricava negli spazi disponibili, ritenendo che ogni spazio sia buono. Spesso si pensa di dedicare all’orto uno spazio un poco nascosto, che solitamente è anche ombroso. La tendenza attuale è di farsi l’orticello sul balcone, non tutti i balconi sono orientati nel modo migliore.
Nello schema qui sotto, un esempio di un  piccolo lotto di terreno con villino sovrastante. La figura indica le zone migliori e quelle sconsigliate per accogliere l’orto. Come si può vedere, le esposizioni migliori sono quelle rivolta a sud, sud-est e sud-ovest.

L’esposizione a nord è tanto più sconsigliata quanto più è alta la costruzione: infatti la lunghezza dell’ombra generata e proiettata sul terreno varia in funzione di questo valore. Se la costruzione è  molto alta l’esposizione a nord rimane ombreggiata anche tutto l’anno. Se invece non è molto alta ci possono essere alcun i mesi (da maggio ad agosto) in cui la zona diventa abbastanza illuminata da poter essere coltivabile ad orto. Ricordo che nessuna pianta ortiva può riuscire in zona ombreggiata, salvo, talvolta, il prezzemolo. Ogni ortaggio deve avere un minimo di 7 ore di sole al giorno.

Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest. Tutta la fascia a sud, sud-est.sud-ovest si presta ad essere coltivata. I terrazzi esposti a sud, sud-est e sud-ovest  vanno bene: quelli esposti a est od ovest, presentano qualche problema perché il numero di ore soleggiate può essere insufficiente.
 
Non occorre avere una bussola per stabilire la direzione dei punti cardinali. Per le esigenze di un orticoltore si può dire che l'est è la direzione in cui sorge il sole: guardando questa direzione alla sua destra ha il sud, alla sinistra il nord, alle spalle l'ovest. E' una misurazione molto approssimativa perché il luogo in cui il sole sorge si sposta, ma per l'orientamento dell'orto può essere sufficiente. Per i più esigenti diremo che l'est esatto andrebbe rilevato agli equinozi, cioè alle date convenzionali del 21 giugno o 21 settembre. Oppure, comprate una bussola: qui sotto un modello semiprofessionale, ma ne basta una da b oy-scout.

Una bussola semiprofessionale, del tutto superflua per orientare l'orto.
 
Una volta stabilito che l'esposizione a sud è la migliore, occorre anche fare in modo che le piante dell'orto possano beneficiarne al massimo. Cioè, se quello è il posto in cui c'è più sole, bisogna fare in modo che non ci siano ostacoli che si frappongono fra il prezioso sole e le piante. Gli ostacoli possono essere muri, siepi, alberi, e quant'altro genera ombra. Sarà consigliabile tenersi a distanza da questi ingombri.
Esistono però altri generatori di ombra fastidiosa per le piante, e sono le piante stesse. Un filare di fagiolini rampicanti genera più ombra di una siepe, e altrettanto fa un filare di pomodori. Occorre perciò avere l'attenzione di disporre le piante in modo che la loro stessa ombra danneggi il meno possibile le piante vicine. Questo risultato si ottiene disponendo i filari da est e ovest.
Il sole sorge a est, e tramonta ad ovest, quindi il suo corso diurno è una traiettoria est-ovest, più o meno diretta secondo la stagione, ma essenzialmente così. Eviteremo che le piante gettino ombra sui filari circostanti se disporremo i filari stessi in direzione est-ovest. In questo modo il sole potrà "correre tra le file" illuminando quanto meno i lati di ogni singola pianta.
 

Nella figura sottostante i filari sono orientati da est a ovest (o da ovest a est, come preferite). La foto è stata scattata nelle prime ore del mattino: si vede l'ombra del fotografo che dà le spalle ad est,  mentre il sole arriva da sud. La luce attraversa tutte le file e "bagna" ogni pianta.

 


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27 aprile 2011

Coltivare pomodori in vaso: quali le dimensioni minime?

Coltivare pomodori in vaso: quali le dimensioni minime?

Ricevo una domanda da Davide, il quale  chiede: vasi profondi 20 cm sono troppo poco per piantine di pomodorini a ciliegia? I pomodori possono certamente essere coltivati in vaso. Occorre stabilire però quali potrebbero essere le dimensioni minime.

Questi pomodori sono coltivati in vasi del diametro di 40 centimetri, due piante per vaso.
 

Gli aspetti da considerare sono due. Il primo è relativo alla conformazione delle radici, che possono richiedere vasi più o meno profondi. L’apparato radicale del pomodoro è certamente fittonante, ma si arricchisce anche di un notevole accestimento di radici superficiali, quindi la profondità del vaso ha una importanza relativa. Più importante è il secondo aspetto che va considerato, cioè il volume di terra che la pianta avrà a disposizione. Ad un vaso poco profondo si può supplire con un vaso più largo.

Piantine di pomodorini
 

Detto ciò, veniamo alla domanda specifica.

Anzitutto, non importa che si tratti di pomodorini, la vigorìa e lo sviluppo della pianta non dipendono dalla grandezza dei frutti. In effetti la pianta di pomodorino produce frutti più piccoli, per esempio, del Cuor di bue, ma più numerosi. Il peso di prodotto è più o meno lo stesso, la pianta può raggiungere comodamente i due metri di altezza.

In secondo luogo, un vaso alto 20 cm è decisamente scarso, considerando che non si potrà usare tutta la sua altezza ma sarà necessario lasciare almeno due o tre centimetri per una innaffiatura  sufficiente.

Tuttavia il vaso potrebbe essere sufficiente se avesse un diametro minimo di 35 cm, ferma restando la difficoltà di posizionare un tutore abbastanza stabile da riuscire a sostenere la pianta (ma si potrebbe lasciarla crescere spontaneamente senza sostenerla; inconveniente: frutti a contatto con il terreno).

Pomodorini Piccadilly coltivati in grossi vasi ricavati tagliando a metà dei fusti di plastica, ottenendo dfa ogni fusto due vasi alti 60 cm e con diametro di 70 cm circa.
 

VASI PICCOLI PROVOCANO LO STRESS IDRICO

Un altro problema che sorgerebbe sicuramente è quello dello stress idrico, nelle giornate più calde. In pratica, se il volume di terra (da cui assorbire umidità)  a disposizione delle radici, è troppo limitato, accade che le stesse radici non riescono a “succhiare” dal terreno tutta l’acqua necessaria a sostituire quella che evapora attraverso il fusto e le foglie.  Comunque, la velocità con cui il liquido viene rimpiazzato non è pari alla velocità con cui traspira, per cui, anche innaffiando abbondantemente, il ricambio non avviene perché la superficie “succhiante” è inferiore alla superficie “traspirante”.

Pomodori coltivati nei bidoncini di plastica solitamente usati per contenere la pittura muraria. Assieme ai pomodori sono state piantate anche delle cipolle gialle.
 

In definiva consiglio, per coltivazione dei pomodori di qualunque tipo, vasi delle dimensioni minime di 25 centimetri, sia in altezza che in larghezza.  Forse si può  ridurre di poco la larghezza, ma non l’altezza.

 


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